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Arte
Denis Palbiani
Meraviglie del mondo sommerso

01 dicembre 2016

Vincitore di diversi campionati italiani e mondiali di fotografia subacquea, Denis Palbiani ha ottenuto in tutto circa 150 riconoscimenti in quasi 25 anni di attività fotografica. Ha esposto le sue opere in molte gallerie d’arte contemporanea del mondo, facendosi apprezzare per il suo eclettismo. L’abbiamo incontrato e ci ha raccontato la sua passione per la fotografia, i suoi viaggi avventurosi e alcuni emozionanti incontri che ha vissuto dentro e fuori dall’acqua.

Denis, è nata prima la passione per le immersioni o per la fotografia?

Ho iniziato con la pesca subacquea quando avevo 12 anni; dopo qualche anno ho acquistato le bombole per le immersioni, ma la fotografia ancora non mi interessava. Poi ho fatto un viaggio in Mar Rosso con un amico, a 24 anni. Per la prima volta vedevo un mare così bello e ricco di vita subacquea. Il mio amico scattava foto sott'acqua e da lì ho iniziato ad interessarmene anch’io; lui mi spiegava la tecnica, io studiavo le sue foto, ma pensavo sempre che sarei stato capace di fotografare in un modo diverso. Ho comprato così una macchina fotografica usata e, anche se non ho mai seguito un corso di fotografia, osservavo cosa facevano gli altri e cercavo di inventare quello che non c’era. Ho sempre preso delle strade mie.

Utilizzi un’attrezzatura speciale per le tue foto?

Uso da 10 anni la stessa macchina fotografica digitale, che non è nemmeno più in produzione, e uso la mia solita attrezzatura, senza cercare accessori nuovi e particolari; molti hanno macchine fotografiche superiori, ma è il fotografo che determina la foto, la qualità della macchina fotografica non conta più di tanto. Durante i campionati, tra l’altro, ci si immerge e si scattano foto in estemporanea, senza ritoccarle in post produzione. Gli effetti nelle mie foto sono tutti reali, catturati sul momento.

L’effetto mosso e la creazione di effetti dinamici sott’acqua sono caratteristiche che ti contraddistinguono…

Sì, quando ho vinto il mio primo campionato del mondo ho presentato una foto mossa: all’epoca si usava ancora la pellicola e si avevano pochi scatti a disposizione; nessuno aveva mai presentato una foto con l’effetto mosso, molto difficile da realizzare, perché bisogna avere acquisito la tecnica alla perfezione e sapere come adattarla alla situazione, complicata dal fatto che ci si trova sotto al mare, con l’acqua e i pesci che si muovono continuamente. 
Da quella volta ho continuato ad evolvere la mia tecnica del mosso e ho vinto anche diverse gare internazionali. Negli ultimi anni ho fatto parte della giuria di alcuni concorsi fotografici e mi sono reso conto che molti cercano di emulare questo effetto, ma io cerco sempre di andare avanti e fare qualcosa di nuovo, di non fermarmi; la mia è sempre una ricerca continua. Con zoomate, rotanti e macro cerco di mostrare il senso del movimento che c’è sotto al mare, dando dinamicità ad una situazione che apparentemente è statica.

Le tue foto dimostrano anche un certo coraggio e audacia nell’andare molto vicino ad animali considerati pericolosi…

Sì, ad esempio durante le immersioni tra gli squali in Sud Africa, più volte qualcuno di loro mi ha morso la macchina fotografica o le pinne. Ho rischiato per fare alcune foto, anche se si tratta di un rischio calcolato. Gli animali però sono imprevedibili e spesso hanno paura della macchina fotografica; bisogna sapersi fermare in tempo prima che si infastidiscano troppo.
In Baja California ho scattato foto molto vicino alla bocca di uno squalo balena. Questo fa impressione perché ha una bocca enorme, alcuni esemplari sono lunghi anche 10 metri; però mangia plancton quindi non è pericoloso. spesso mentre mangia, se sei molto vicino, ti risucchia vicino a lui e devi cercare di restare indietro.

Quali sono stati i momenti più emozionanti che hai vissuto durante le immersioni?

Di recente sono tornato in Baja California: qui il mare è molto ricco di vita e ho vissuto esperienze incredibilmente emozionanti giocando con i leoni marini, che sono i miei preferiti. Sono stato anche in Yucatan pochi mesi fa e ho visitato per la prima volta  i Cenotes, scoprendo che, vicino all’apertura, si possono scattare foto bellissime con i giochi di luce che entra dall’alto.
Le Isole Socorro, vicino al Messico, sono il posto più famoso al mondo per vedere le mante e, qualche anno fa, è stato molto bello nuotare appoggiato con una mano su una manta di 5-6 metri, che mi portava in giro, incrociando le altre mante.

In Polinesia ho incontrato una megattera con un cucciolo. Lei era lunga circa 15 metri e il cucciolo 4-5 metri. L’avevo intravista da lontano, ma lei mi sentiva e mi evitava. Un giorno, quando ormai ci avevo rinunciato, facendo snorkeling intravvedo la megattera appoggiata sul fondo, in verticale, con il cucciolo che si nutriva da lei. Mi avvicino, la potevo quasi toccare. Lei mi guarda con il suo occhio enorme, aveva paura per il cucciolo. Riesco a scattare una foto, io ero in apnea, ormai non avevo più aria, poi risaliamo tutti e tre. E’ stata un’emozione incredibile, lei era proprio come tutte le mamme, mi teneva controllato preoccupata che volessi fare male al suo piccolo.


Anche sulla terraferma, però, hai vissuto esperienze uniche durante i tuoi viaggi. Ce ne racconti una?

Papua Nuova Guinea, uno dei posti più remoti della Terra. Fino a 30-40 anni fa qui c’era ancora il cannibalismo e c’erano spesso guerriglie tra le tribù. Sono stato all’interno, a visitare i villaggi vicino ai fiumi, dove ogni tribù vive isolata, ognuna con le sue usanze e il suo dialetto. Il luogo è molto impervio, la foresta è fittissima e quasi impenetrabile. Il modo per riuscire a vedere molte di queste tribù è il raduno Sing Sing, che si tiene sul monte Hagen, dentro ad uno stadio, con molta polizia fuori, e vi possono partecipare solo 150 fotografi da tutto il mondo. Sono stato insieme alle tribù fin dal mattino, mentre si preparavano e si truccavano.
E’ stato emozionante vedere il loro spirito appassionato; lo fanno col cuore, sono orgogliosi di mostrarsi e sono fieri di essere fotografati. Qui puoi vedere quasi 100 etnie diverse di Papua, tutti decorati con parti di animali e con parrucche, che un tempo erano fatte con lo scalpo dei nemici.


Denis parla con molta disinvoltura delle avventure, anche rischiose, che ha vissuto e tuttora si emoziona raccontandoci questi episodi. Dopo tanti anni di fotografia subacquea e numerosi viaggi intorno al mondo, continua a cercare nuove tecniche espressive e non perde la sua curiosità. Questo lo ha portato a fotografare - 
dandone la sua personale interpretazione - anche le forme del corpo femminile e le architetture moderne, visibili sul suo sito www.denispalbiani.com. Ha inoltre creato il fashion brand Borderline, una linea di abbigliamento con cui indossare la sua arte.

Denis Palbiani
Fotografo
www.denispalbiani.com



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